Ho pensato che si potrebbe fare una antologia dei migliori giochi di parole di Franco Levi, ma come si fa a scegliere. “Ho un testicolo, un piccolo testo”. “Il reverendo Mooni Ovadia”. “Kofi Onan”…

Lampi di genio che ricorderemo tra venti, trenta anni quando sarà affievolito, o forse scomparso, il ricordo delle sue mattane, delle tirate interminabili, delle querele, dei fax che andavano per tutta la notte perché ti mandava il suo ultimo libro in cerca di editore.

Di quando cercava gli antisemiti alla Blondet per spiegare che il complotto c’era, ma era molto più complicato e gli ebrei ne erano vittime. Illudersi di riuscire a spiegare a un antisemita che gli ebrei possono essere vittime. Ci vuole una enorme fiducia negli esseri umani, anche solo per pensare una cosa del genere.

Poi guardi la sua data di nascita, 1944, e capisci che Franco Levi, il bisnipote dell’ultimo rabbino di Casalmaggiore, era nato condannato a morte. E ti chiedi da dove veniva quella fiducia negli esseri umani, che già ti sembra straordinaria in Anna Frank, la quale ne scriveva prima di vederli, i forni crematori.

Quella fede laica, radicale ed ebraica negli esseri umani, quella fiducia che manca a tanta sinistra, per la quale l’uomo nasce storto e va raddrizzato, levando condizionamenti di classe o di genere. Quella è stata la gente che crudelmente ha abusato di Franco Levi per decenni. Infami prendevano frammenti delle sue follie e li trasformavano in prove di come l’ebraismo italiano fosse degenerato, ed ovviamente diventato minaccioso e pericoloso per tutti.

Non che da degli stalinisti ci sia da aspettarsi di meglio. Ma sentirsi minacciati per un fax di Franco Levi Molca eccetera … ci vuole davvero malafede, e loro la avevano tutta.

Ed ecco, ci sono cascato anche io. Da una parte cinici marxisti in malafede e dall’altra radicali e libertari in buona fede. Ma no, Franco Levi non pensava in questi termini.

Secondo me, usando il calcio come metro di paragone (“la religione degli italiani è il football, ma siccome io sono ebreo non posso tifare per la squadra del Diavolo, ecco perché in sinagoga porto il cappello dell’Inter”) ci ha presi in giro tutti, noi che crediamo che la politica sia un gioco di schieramenti e tifoserie e a suo modo ci invitava a guardare ai veri problemi.

L’energia, per esempio. Siamo seri, senza quelle tirate sul refuopetrolio, quanti di noi avrebbero pensato che il riscaldamento globale era una realtà, già 5, 6,7 anni fa. Adesso ne parlano tutti. Franco ne parlava, a modo suo, da decenni.

Altro esempio, i regimi teocratici e dittatoriali che tengono l’ONU in ostaggio. Noi facciamo i blasé, quelli che sono abituati, quelli che ma cosa ci vuoi fare. Lui ricordava tutti i giorni, con i progetti di un Parlamento universale dove le sessioni si dovevano tenere in esperanto, che no, l’ONU non va bene, deve cambiare.

Più che mancarmi i suoi giochi di parole, mi manca la realtà che era capace di farmi intravvedere, oltre i complotti e le fantasie.

E so che da oggi sarà più difficile, per tutti.

[5 Novembre 2021, Rosh Chodesh Cheshvan 5781]

I’m that Zionist Rabbi your friends warned you about. You find me at the largest synagogue in Sussex, UK. Keep the candle burning (cit).

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